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Alla grande famiglia degli strumenti suonati con l'arco, appartengono le viole da gamba, quelle da braccio, e le lire, anch'esse suddivise tra «da gamba» e «da braccio».
I termini «da gamba» e «da braccio» hanno origine dalle tecniche di sostentamento degli strumenti; le viole da gamba di dimensioni maggiori erano tenute strette tra le ginocchia del suonatore, mentre i modelli più piccoli venivano appoggiati sulla coscia. Le viole da braccio, che in origine erano costruite solo in taglie piccole, erano invece appoggiate sulla spalla o sul petto; il termine «da braccio» venne esteso in seguito anche alle taglie maggiori, nonostante esse fossero tenute tra le gambe, in posizione non dissimile dalle viole da gamba.
Sebbene al giorno d'oggi vengano usati per comodità questi termini, la nomenclatura italiana della prima metà del '500 distingueva tra «violoni» (viole da gamba) e «violette da arco» (viole da braccio); analogamente in Germania la suddivisione era tra grosse Geigen (viole grandi) e kleine Geigen (viole piccole). Solo dalla seconda metà del secolo divenne di uso comune la differenziazione tra viole da braccio e da gamba.
I musicologi hanno discusso molto nel cercare di definire quali fossero le caratteristiche distintive delle due famiglie, tentando di dimostrare che l'evoluzione delle viole da braccio, delle quali il membro più acuto è il violino, avvenne indipendentemente dallo sviluppo della famiglia delle viole da gamba. La verità è che almeno fino alla prima metà del '500, i punti in comune tra le due famiglie sono moltissimi; è interessante notare che le uniche distinzioni che sembrano interessare i trattatisti e i musicisti rinascimentali sono quelle dello status sociale e dell'utilizzazione pratica dei due tipi di strumenti, come vedremo dettagliatamente nei paragrafi successivi. Le distinzioni pratiche possono essere riassunte come segue:
| VIOLE DA GAMBA | VIOLE DA BRACCIO |
| Intonazione per quarte con una terza centrale | Intonazione per quinte |
| Tastiera larga e tastata | Tastiera stretta e senza tasti |
| Fasce laterali alte | Fasce laterali basse |
| Spalle spioventi | Spalle rotonde |
Per il musicologo tedesco Sachs l'elenco delle differenziazioni è molto più lungo, e comprende inoltre:1
| 6 corde sottili | 4 corde grosse |
| Fondo piatto e bordi non aggettanti | Fondo arrotondato e bordi aggettanti |
| Fondo inclinato nella parte superiore | Fondo non inclinato |
| Incatenatura interna di rinforzo | Catena longitudinale di rinforzo |
| Fori armonici a «C» o a fiamma | Fori armonici a «f» |
Queste ultime caratteristiche distingueranno le due famiglie solo dalla fine del XVI sec., dopo l'elaborazione del violino moderno; ma per tutto il '500 esse non sono assolutamente indicative, perché tali attributi sono riscontrabili indifferentemente sia su modelli di viole da braccio che di viole da gamba.2
Agricola (1529) mostra per esempio una famiglia di viole da gamba con sole quattro corde intonate per quarte, che non differisce in nulla dalle «violette con i tasti e tre corde» intonate per quinte mostrate poco più avanti. Sempre nel Musica instrumentalis deudsch è raffigurata una famiglia completa di viole senza tasti e con tre corde, con la forma a pera tipica delle ribeche, che Agricola chiama «violette senza tasti» (kleine Geigen one bunde), e che non risultano imparentate con gli altri tipi di viole. E ancora Ganassi (1542-3) parla di violoni con tre, quattro, cinque o sei corde, e di violette da braccio con tre o quattro corde.
Riguardo all'accordatura, la scelta di intonare le viole da braccio per quinte era dovuta originariamente alloro diapason più corto, che permetteva di diteggiare comodamente su un'unica corda una quinta con quattro dita senza cambiare posizione, cosa impossibile su un violone. Per questo motivo una violetta da braccio con sole quattro corde raggiungeva la stessa estensione di una viola da gamba che ne aveva sei.
Anche riguardo all'utilizzazione dell'arco la situazione è abbastanza ambigua. Nessun trattato prescrive l'uso di un archetto specifico per ogni tipo di viola, mentre l'iconografia riporta archetti di varie forme e dimensioni con un criterio che non sembra dettato da una logica specifica. Normalmente l'archetto era costituito da una bacchetta di legno diritta o leggermente curvata, munita di un nasello abbastanza alto, che teneva i crini distanziati dal legno. La matassa di crini era fissata a incastro a entrambe le estremità della bacchetta, senza l'ausilio di alcun meccanismo di tiraggio. Infatti i sistemi a cremagliera adottati odiernamente entrarono in uso per la prima volta in Francia solo nel XVIII sec.3
Negli archetti rinascimentali i crini erano lasciati abbastanza laschi, per permettere al suonatore di controllarne la tensione con le dita durante l'esecuzione, e quindi di ottenere effetti particolari di vibrato e di piano e forte (messa di voce).
Chi suonava una viola tenuta tra le gambe, cioè un violone o una viola da braccio di grandi dimensioni, impugnava l'arco con la palma in su, come è ben visibile nel frontespizio della Regola Rubertina (1542) di Silvestro Ganassi, tendendo i crini tra il medio e l'anulare. L'arco delle viole da braccio più piccole era tenuto con il palmo in giù e il pollice appoggiato ai crini. La tecnica di tenere l'archetto con il palmo all'insù è documentata nel violoncello fino a tutto il XVIII sec., e ancora oggi alcune scuole di contrabbasso la praticano.
Le viole da gamba avevano il senso delle arcate rovesciato rispetto alle viole da braccio; in pratica l'accento forte si otteneva spingendo l'archetto verso lo strumento, e viceversa l'arcata o accento debole era ottenuta tirando l'arco verso l'esterno. Nel violino, invece, avveniva e avviene tuttora il contrario.
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1. Sachs (1980), pp. 410 sg. [torna al testo]
2. Cfr. Harwood (1974), pp. 236 sg. [torna al testo]
3. Cfr. Harwood (1974), p. 245. [torna al testo]