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In appendice al capitolo sugli strumenti a fiato è doveroso dare alcuni cenni sulle percussioni in uso nel Rinascimento, tenuto conto del rapporto che le lega ai «fiati», in special modo ai pifferi, agli ottoni e ai fiffari militari. Lo strumento a percussione più importante è il timpano, soprattutto perché, tra i tamburi, è l'unico a produrre note intonate, svolgendo così, oltre alla normale funzione ritmica, anche una funzione armonica.
Il timpano fu importato in Europa nel XIII sec. dagli Arabi, che lo chiamavano naqqara,1 da cui il termine italiano «naccherone». I naccheroni erano timpani di piccole dimensioni, ma già con la tipica cassa semisferica costruita in rame su cui era tesa una pelle di bovino. Il suonatore ne portava generalmente una coppia appesa alla cintura, e poteva così suonarli anche in movimento. Dal XIV sec. in avanti i naccheroni sono spesso presenti nei gruppi cittadini di trombe e pifferi: per esempio nel 1417 il gruppo di «trombetti» della signoria di Bologna comprendeva otto trombe, tre pifferi e un suonatore di naccheroni.2
Verso la fine del XV sec. cominciarono a essere usati in Europa dei timpani simili nella forma ai precedenti, ma con un diametro di ca. 50-60 cm.3 Queste percussioni erano state concepite dagli arabi per essere suonate a cavallo o a dorso di cammello, tenendone uno per lato, come è d'uso ancora oggi in molte bande militari. I maggiori estimatori e costruttori di questo tipo di timpani furono i tedeschi, che inventarono i tiranti a vite, che consentivano di tendere la membrana accuratamente e quindi di ottenere un'intonazione perfetta, necessaria per produrre un buon accompagnamento armonico alle fanfare di trombe. I due timpani formanti una coppia venivano accordati rispettivamente sulla tonica e sulla dominante una quarta sotto:4 quanto bastava per fornire un accompagnamento armonico adeguato agli squilli basati sugli armonici naturali delle trombe. Una xilografia del Trionfo di Massimiliano (1526) raffigura una fila di cavalieri i quali suonano le trombe, preceduta da una fila di timpanisti sempre a cavallo; purtroppo della coppia di timpani ne è visibile uno solo. La fama dei timpani tedeschi e dei loro suonatori era tale che Enrico VIII ordinò un certo numero di questi strumenti a Vienna, ingaggiando nello stesso luogo i cavalieri che dovevano suonarli.5
Una descrizione dei timpani tedeschi e del loro uso è riportata da Virdung (1511):
Con il nome di tympanum, si intende il grande tamburo militare fatto di un paiolo di rame coperto di pelle di vitello, che viene percosso con bacchette, producendo un suono forte e chiaro. Nelle corti, per accompagnare le trombe militari, questi tamburi vengono percossi quando i principi si recano a tavola oppure quando entrano in piazza o ne escono, o quando vanno alla guerra. Ce ne sono in effetti di molto rumorosi, grossi e sorprendenti.
Nella xilografia è raffigurata una coppia di timpani, detti Herpaucken, nei quali sono chiaramente visibili i tiranti a vite.
Come sappiamo, nel corso del XVI sec. in Germania le trombe furono introdotte nella musica ecclesiastica, e con esse anche i timpani. Quando nel 1623 fu fondata la corporazione imperiale dei trombettieri, le sue ferree regole e le limitazioni nell'uso degli ottoni furono estese anche ai timpani. Un altro tipo di percussione in uso nel Rinascimento era quella che modernamente si chiama «tamburo a bandoliera» o «a cordiera».6 Questo tamburo, dalla tipica forma cilindrica e di grandezza variabile, ha il suono indeterminato ed è dotato di corde di budello tese sulla membrana inferiore, che vibrano ai colpi delle bacchette e ne creano il caratteristico timbro. Virdung li descrive come tamburi adibiti all'accompagnamento dei traversi militari: «Esistono altri tipi di tamburi che si percuotono abitualmente per accompagnare i fiffari, come fanno i fantaccini». Il gruppo di traversi (fiffari) e tamburi era infatti il tipico accompagnamento musicale della fanteria svizzera, come è testimoniato da moltissimi documenti iconografici.
Praetorius mostra un paio di questi tamburi nella XXIII tavola della Sciagraphia (1620). Questi cosiddetti «Soldaten Trummeln» sono alti 57 cm ca. e hanno una sola corda vibrante tesa sulla membrana inferiore. Accanto a essi sono raffigurati due piccoli fiffari militari (Schweitzer Pfeifflin) che ne sottolineano la principale utilizzazione.
Il francese Thoinot Arbeau, nel suo metodo di ballo Orchésographie (1588), descrive dettagliatamente l'uso militare di questi tipi di tamburi, ma parla anche della loro utilizzazione nell'accompagnamento ritmico delle danze nobili, quali la pavana e la bassa danza. Secondo Arbeau, i timpani, che egli definisce «tamburi dei persiani», erano usati esclusivamente dai tedeschi, mentre i francesi utilizzavano soprattutto il tamburo a bandoliera. Questo aveva una profondità e un diametro di circa due piedi e mezzo: le due pelli di pergamena che ne chiudevano i due lati erano fermate da due cerchi di legno, tenuti in tensione da una corda passata alternativamente dall'alto in basso da un anello all'altro. La tensione delle due pelli era regolabile mediante dei piccoli legacci che tendevano più o meno la corda (si veda la figura).
Con lo stesso criterio era costruito un tamburo di piccole dimensioni, anch'esso munito di corde vibranti, e utilizzato per accompagnare il suono del flauto a tre buchi. Virdung lo dice tipico dei francesi e degli olandesi, ma il loro uso è testimoniato praticamente in tutta Europa. Arbeau lo chiama «tabourin à main»:
sulla pelle del fondo del quale si collocano dei fili ritorti, così come nel grande tamburo si mette una doppia corda ... fanno sì che quando il tamburino è battuto con una bacchetta o con le dita, il suono di detto tamburino è stridulo e tremolante.
E infine sempre Arbeau descrive il tamburello usato dai Baschi e dai Bernesi
che si tiene sospeso alla mano sinistra e si tocca con le dita della destra. Il legno è fondo solo mezzo piede e la pelle ha il diametro di solo mezzo piccolo piede. È circondato di sonagli e di piccoli pezzi di rame, dando un suono gradevole e non spaventevole.
Non è difficile identificare in questo piccolo tamburo il progenitore del moderno tamburo basco. Questa percussione, secondo Arbeau, era usata da quelle popolazioni specialmente per accompagnare il suono del flauto a tre buchi.
Il ruolo del suonatore di tamburo era tenuto in alta stima nelle corti italiane, tanto che il duca di Ferrara Alfonso I d'Este donò al «Tamborino ducale» Guglielmus Gallus un podere, per ripagarlo del suo fedele servizio,7 tale servizio forse, oltre all'accompagnamento ritmico delle danze di corte, comprendeva anche il partecipare alle ben più impegnative campagne di guerra, nelle funzioni di tamburino militare.
Alcune fonti tedesche menzionano e illustrano lo xilofono, cioè uno strumento a percussione formato da barrette di legno dal suono determinato. La prima menzione di un simile strumento è contenuta nel trattato Spiegel der Orgelmacher Organisten (1511) di Arnold Schlick. L'organista e teorico tedesco lo chiama hultze glechter (percussione di legno).8
Nella serie di xilografie della Danza della Morte (1523-5), opera di Hans Holbein, una di esse mostra uno scheletro che suona uno xilofono sostenuto all'altezza delle braccia da una cinghia che passa dietro al collo.
Agricola (1529) lo chiama Stro Fidel (letteralmente «violino di paglia») alludendo con ciò al materiale di costruzione dei cilindri che sostengono la fila delle barrette, che erano fatti appunto di paglia pressata, così come ancor oggi si usa.9 Lo xilofono di Agricola è formato da 25 barrette, presumibilmente di legno, intonate sulle note naturali con l'aggiunta dei sib, per un'estensione di tre ottave dal Fa1 al Fa4.
Uno Stroh Fiddel di dimensioni più contenute è mostrato da Praetorius nella XII tavola della Sciagraphia (1620): lo strumento ha solo 15 piastre ed è munito di due martelletti di legno.
Secondo la tradizione rinascimentale, gli strumenti a percussione a suono determinato, come lo xilofono o le campane, erano derivati dai martelli percossi sulle incudini. Agricola fa una lunga e interessante dissertazione sul legame esistente tra la massa del martello e la nota prodotta, concludendo che questi due fattori sono vincolati da un rapporto matematico, così come avviene negli strumenti a fiato e negli strumenti a corda, nei quali la nota prodotta è proporzionale alla lunghezza nonché alla massa del mezzo vibrante. Anche Praetorius mostra nella XXIII tavola del Theatrum instrumentorum, assieme ai tamburi e ai timpani, un'incudine e alcuni martelli.
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1. Blades (1976), p. 354. [torna al testo]
2. Vatielli (1940), pp. 3 sg. [torna al testo]
3. Blades (1976), pp. 3 sg. [torna al testo]
4. Blades (1976), p. 355. [torna al testo]
5. Blades (1976), p. 355. [torna al testo]
6. Blades (1976), p. 363. [torna al testo]
7. Kämper (1976), p. 63. [torna al testo]
8. Sachs (1980), p. 522. [torna al testo]
9. Cfr. Sachs (1980), p. 523. [torna al testo]