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La zampogna, o cornamusa, o piva, fa anch'essa parte della categoria degli strumenti ad ancia incapsulata, nonostante la sua struttura si distingua notevolmente dai precedenti strumenti in molti importanti particolari. Sebbene la sua utilizzazione nella musica colta rinascimentale sia stata tutto sommato marginale, questo strumento fu ed è ancora il principe nella musica popolare di tutta Europa.
Le zampogne utilizzate nel Rinascimento non erano affatto differenti da quelle che possiamo ascoltare oggi: un sacco di cuoio a tenuta ermetica è gonfiato dal suonatore attraverso una canna di legno munita di una valvola di non ritorno,54 che fa sì che l'aria sia convogliata nelle canne dello strumento dalla pressione del braccio che comprime il sacco. In alcuni strumenti il sacco viene gonfiato da un piccolo mantice azionato dal braccio.
Le canne musicali, munite internamente di un'ancia che può essere singola o doppia, si suddividono in «canti» (muniti di fori per le dita) e «bordoni», che emettono i suoni fissi che fungono da accompagnamento alla melodia del canto. Gli innumerevoli modelli di zampogna che esistono in Europa si distinguono per il tipo di canto usato e per il numero di bordoni, e per le ance di entrambi i tipi di canne (semplici o doppie).
Le moderne zampogne dell'Europa occidentale hanno generalmente le canne del canto a cameratura conica e con l'ancia doppia, che producono quindi un suono simile a quello dello Schalmey, tipico, per esempio, della zampogna italiana.55 Nell'Europa orientale invece il canto ha spesso la cameratura cilindrica e l'ancia singola.56 Mentre l'ancia doppia è sostanzialmente uguale a quella del cromorno o degli altri strumenti ad ancia incapsulata, l'ancia semplice è ottenuta intagliando una linguella in un cilindretto di canna chiuso a un'estremità, come è ben visibile nelle illustrazioni riportate da Mersenne (1636).
Il carattere popolare della zampogna risulta evidente dalla sua capacità di eseguire una melodia con relativo accompagnamento armonico senza l'ausilio di altri strumenti. Abbiamo già constatato questa «autarchia» degli strumenti popolari nel flauto e tamburo e la vedremo ancora più avanti nella ghironda.
Notizie di strumenti ad ancia muniti di sacco sono rintracciabili già nell'antica Grecia, e nel Medioevo dal IX sec. in poi.57 Nel Rinascimento troviamo notizie riguardanti la zampogna a partire da Virdung (1511), che però si limita a inserire la raffigurazione di una Sackpfeiff con due canne di bordone tra gli strumenti a fiato muniti di fori per le dita. Il canto di questo strumento ha un andamento conico e su di esso sono visibili sette fori per le dita.
Anche Agricola (1529) riprone la stessa immagine senza aggiungere alcun commento. Nell'ultima edizione del Musica instrumentalis deudsch (1545) invece, nel paragrafo dedicato all'articolazione negli strumenti a fiato, Agricola afferma che questa tecnica «non vale per le zampogne, poiché lì comandano le dita». Qui si accenna a un problema fondamentale di questi strumenti: cioé l'incapacità del suonatore di controllare l'articolazione della melodia, visto che egli non ha nessun contatto fisico con l'imboccatura del canto. Dunque gli zampognari ricorrono a vari ingegnosi sistemi per simulare sui loro strumenti l'effetto di staccato, facendo per esempio dei rapidissimi mordenti su tutte le note possibili, oppure inframezzando a ogni nota della melodia la nota fondamentale della canna, che, essendo all'unisono con quella di uno dei bordoni, crea un effetto di momentaneo silenzio nel canto. Questa è una tecnica molto raffinata che richiede una grande maestria da parte del suonatore e che dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, come la prassi strumentale nella musica popolare non abbia niente da invidiare a quella della musica colta.
Nel corso del XVI sec. si instaurò uno stretto legame tra le zampogne e la Gran Bretagna, che dura tuttora. Nel 1547, nell'inventario di Enrico VIII, si contano ben cinque bagpipes con le canne d'avorio e sotto il regno di Elisabetta I tra i suonatori della musica reale era annoverato un certo Richard Woodwarde, suonatore di zampogna.58
In Scozia e in Irlanda le città impiegavano i suonatori di zampogna e di percussioni nelle stesse identiche funzioni civili svolte dai «trombetti» e dai «pifferi» negli altri paesi europei,59 e Vincenzo Galilei (1581) collega l'utilizzazione della «piva o cornamusa» principalmente all'Irlanda:
È grandemente esercitato questo strumento da populi d'Irlanda, al suono della quale usano quelle indomite salvatiche e bellicose genti, muovere gli eserciti e inanimirgli a menare valorosamente le mani contro gli inimici; accompagnando ancora con essa i morti loro alla sepoltura; con il quale fanno modi talmente lugubri, che invitano anzi sforzano a piagnere i circustanti.
Il rapporto privilegiato che le zampogne ebbero con le isole britanniche non significa certo che esse non furono utilizzate in tutti i paesi europei, come dimostrano le numerose testimonianze iconografiche e letterarie. I due famosissimi quadri di Brueghel il Vecchio Matrimonio di paese e Danza contadina mostrano le zampogne, suonate anche in coppia, assolvere ai tipici compiti di intrattenimento conviviale e di accompagnamento alle danze in ambiente popolare, facendo da contrasto, per esempio, con le descrizioni delle cene ferraresi o degli intermedi fiorentini, nei quali venivano utilizzati strumenti ben più nobili.
Grazie alla meticolosa esposizione di tutti i generi di strumenti della sua epoca fatta da Praetorius (1619) abbiamo interessanti informazioni sui diversi modelli di zampogne in uso nel Rinascimento. Il Syntagma musicum ne enumera e raffigura diversi tipi, suddivisi per numero di bordoni e per intonazione:
Praetorius ci racconta di aver visto alla corte di Magdeburgo un tipo di zampogna un poco più grande della Schaperpfeiff, anch'essa con due bordoni. La peculiarità di questo strumento era di avere due canti, uno per la mano destra e uno per la sinistra, ognuno munito di tre fori per le dita e uno per il pollice. La canna più lunga produce le note da Sol3 a Re4, la più corta da Re4 a La4. Con questo strumento è così possibile eseguire dei duetti. La struttura a doppia canna del canto è tuttora tipica della zampogna italiana.60
Infine Praetorius accenna al piccolo strumento con il mantice usato dai francesi: si tratta della musette, una zampogna che ebbe una notevole popolarità in Francia nei secoli XVII e XVIII e su cui i nobili dilettanti eseguivano danze, sonate e accompagnamenti a melodie vocali cantate dallo stesso esecutore, che, grazie all'uso del mantice, non doveva soffiare nello strumento.
La musette è uno strumento di costituzione complessa, e dal momento che la sua storia appartiene a un periodo più tardo, qui ne daremo solo una descrizione sommaria. Il canto era formato da due camerature ricavate in un unico blocco di legno; i fori più bassi erano accostati in modo da poter essere chiusi due a due dalle stesse dita. Agendo su una chiave che attivava a scelta una delle due camerature era possibile ottenere un'estensione complessiva di una dodice- sima. Inoltre quattro bordoni erano raccolti in un cilindretto che assomigliava nella forma a un Rackett: tramite dei cursori di legno che agivano sulla lunghezza delle canne, era possibile programmare l'armonia prodotta dai bordoni e anche escluderne qualcuno a piacere.
Mersenne descrive un altro strumento simile, che chiama sourdeline o musette d'Italie. Nell'inventario degli strumenti musicali della corte medicea (1621-22) sono elencate 5 «sordelline» di varie fogge e grandezze, che testimoniano l'utilizzazione di questi strumenti nella musica italiana del XVII sec.
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54. Baines (1983), p. 240. [torna al testo]
55. Baines (1983), p. 240. [torna al testo]
56. Baines (1983), p. 240. [torna al testo]
57. Sachs (1980), p. 330. [torna al testo]
58. Munrow (1976), p. 85. [torna al testo]
59. Munrow (1976), p. 85. [torna al testo]
60. Baines (1983), p. 241. [torna al testo]