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Nel secondo paragrafo di questo capitolo abbiamo già accennato all'esistenza di bombarde munite di capsula di insufflazione. Su questo tipo di strumenti vi sono svariate testimonianze per tutto l'arco del Rinascimento, fino anche al primo Barocco; in esse queste bombarde assumono denominazioni diverse, a seconda del periodo e del luogo, pur restando sostanzialmente invariata la struttura dello strumento.
| Germania | Rauschpfeiffen, Nicolo |
| Francia | Haut-bois de Poictou |
Sicuramente non è possibile rintracciare tutte le testimonianze sul loro uso, in quanto – tranne che per l'imboccatura e la presenza di un ottavo foro per il pollice, tipico degli strumenti con la capsula – esse erano in tutto simili alle normali bombarde. Non si può dunque escludere che, a seconda delle necessità e delle occasioni, il sistema di insufflazione non fosse interscambiabile: così questi strumenti sfuggirebbero a una rigorosa classificazione, che, come abbiamo già visto in altri casi, non era certo tipica della cultura musicale rinascimentale.
Una testimonianza indiretta sulla tecnica di emissione ambigua delle bombarde ci è data ancora una volta da Praetorius, che nella XI tavola del Theatrum instrumentorum, accanto alle varie taglie di bombarda, mostra un'imboccatura con la capsula staccata dallo strumento: essa è raffigurata sia chiusa sia aperta, con l'ancia ben visibile. Capsule di questo tipo sono montate su bombarde conservate al Kunsthistorisches Museum di Vienna e al Museo degli strumenti musicali di Bruxelles.
D'altro canto abbiamo già detto che la tecnica di imboccatura dell'ancia nella bombarda, a causa della pirouette, non si discosta di molto da quella degli strumenti con la capsula, rendendo più plausibile la tesi della tecnica mista. Per questi motivi non mi sembra ragionevole voler assegnare un nome unico e definitivo alle bombarde incapsulate, dato che il loro sviluppo ha seguìto di pari passo le normali bombarde per tutto l'arco della loro storia.
La raffigurazione più antica di questi strumenti è nella raccolta di stampe del Trionfo di Massimiliano (1526): una fila di cavalieri suona delle bombarde con la capsula dette Rauschpfeiffen nelle didascalie. Lo stesso termine è usato dal teorico tedesco Arnold Schlick nel suo trattato Spiegel der Orgelmacher und Organisten (1511) per indicare un registro dell'organo. Praetorius indica anch'egli un registro d'organo con questo nome, ma non riferisce mai questo termine a uno strumento a fiato.
Sempre Praetorius mostra invece, tra le altre bombarde, il Nicolo: uno strumento incapsulato con otto fori per le dita e quattro chiavi, simili nel funzionamento a quelle delle bombarde più grandi. Il Basset Nicolo raffigurato nella XII tavola del Theatrum instrumentorum ha le stesse dimensioni di una bombarda bassetto, che ha come estensione Sol1 – Sol3. Anche il Nicolo, dalle note segnate vicino ai fori e alle chiavi, pare avere come nota base il Sol1, e produrre con i sette fori una scala di do, fino al Re3. Si tratta dunque di una taglia diversa da quella che risulta nella X tavola delle estensioni, che si trova nella prima parte del Syntagma musicum e che ho riportato nel capitolo dedicato alle bombarde. Quello strumento aveva un'estensione da Do2 a Sol3: è comunque da escludere che su uno strumento ad ancia incapsulata si possa ottavizzare, e pertanto l'estensione di una dodicesima sarà stata ottenuta, anche in questo secondo caso, con l'ausilio di chiavi.
Benché il Nicolo, nel Theatrum instrumentorum, sia raffigurato nella stessa tavola dei cromorni, non penso venisse suonato insieme ad essi, come ritiene invece Marcuse. Le bombarde – con capsula o senza – sono sempre strumenti «alti», adatti a eseguire musiche all'aperto, ed è impensabile una loro utilizzazione regolare a fianco dei «bassi» cromorni.
Anche Mersenne (1636) parla di queste particolari bombarde, denominandole haut-bois de Poictou. Egli stesso dichiara che non è necessario soffermarsi troppo sulle molteplici similitudini tra questi strumenti e le normali bombarde: le uniche differenze apprezzabili sono il foro del pollice e la botticella che contiene l'ancia.
Mersenne descrive tre taglie di haut-bois de Poictou. Il basso è ripiegato su se stesso come un fagotto; per questo motivo, oltre a essere più maneggevole, è in grado di produrre qualche nota in più, sfruttando i mignoli e i pollici per chiudere in tutto 10 fori e una chiave. La seconda taglia è il taille, che è praticamente una bombarda contralto in fa, la terza è il dessus, un soprano in do. Entrambe queste taglie sono munite di chiave per il mignolo. Mersenne non è molto chiaro riguardo all'estensione del basso: probabilmente lo strumento è in fa, con possibilità di scendere fino al Sib, come possiamo dedurre dall'esempio musicale riportato nell'Harmonie universelle.
Gli haut-bois de Poictou venivano affiancati in concerto da una cornamusa munita di una sola canna di bordone lunga, regolabile nell'ambito di un paio di toni. Il canto di questa particolare cornamusa non era altro che un haut-bois de Poictou soprano, che eseguiva nel concerto la stessa linea melodica dello strumento senza sacco.
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