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Il flauto traverso rinascimentale è uno strumento dall'aspetto molto semplice: è perfettamente cilindrico, sia esternamente che nella cameratura interna; è munito di sei fori per le dita e di un foro d'insufflazione, che hanno all'incirca lo stesso diametro.
Tutte le taglie sono sprovviste di chiavi. Una chiave del tipo normalmente chiuso, da azionare con il mignolo della mano destra, sarà applicata allo strumento verso il 1600 in Francia,11 al fine di produrre il semitono successivo alla nota più grave e di aggiustare l'intonazione non perfetta di alcuni intervalli. Questo strumento del primo Barocco era costruito in tre pezzi e aveva un andamento conico inverso. Il flauto di tipo rinascimentale, invece, è costruito in un solo pezzo, meno la taglia più grande (il basso) che è in due pezzi.
Vi sono testimonianze figurative e letterarie che documentano l'uso del flauto traverso in Europa sin dal XII sec., ma la sua introduzione nella musica colta venne comunque preceduta da quella dei flauti diritti.
Virdung (1511) mostra un solo modello di traverso, che chiama Zwerchpfeiff, dalla cameratura molto sottile: si tratta probabilmente di un fiffaro militare, suonato particolarmente nelle fanfare svizzere e tedesche con l'accompagnamento di timpani e tamburi. Il traverso usato in queste formazioni aveva un suono forte e squillante a causa della camera tura sottile e delle dimensioni ridotte. Da questo strumento, nei primi anni del XVI sec. si deve essere evoluto il traverso a cameratura più larga, costruito in molteplici taglie, dal suono molto più dolce e contenuto e perciò adatto alla musica da camera.
Tra le prime testimonianze sull'uso del traverso nel Rinascimento italiano, vi è quella riportata nel trattato gastronomico Banchetti, compositioni di vivande et apparecchio generale (Ferrara 1549) di Cristoforo da Messisbugo.12 La descrizione della cena che il principe Ercole d'Este imbandì in onore di suo padre Alfonso I duca di Ferrara, avvenuta nel 1529, contiene numerose citazioni di gruppi strumentali misti, che avevano il compito di allietare i commensali e di fornire un piacevole intermezzo alla presentazione delle portate. In uno dei gruppi strumentali descritti compare un «flauto alla alemanna»; quindi verso la fine della cena «sonarono quattro flauti alla alemanna».
Per levare ogni dubbio sulla reale natura di questi strumenti, si può citare un documento datato 1530, proveniente appunto dagli archivi estensi,13 in cui Alfonso ordina l'acquisto di un gruppo di traversi:
Appresso vorrei che mi portassino una cassa o sia coppia di flauti alemani che si sonano a mezo el flauto, e non in testa, come si fanno li nostri; ma advertite de torli buoni e che siano compiti de tutte le voci che vi vanno.
Questo documento è di estremo interesse sotto vari aspetti: in primo luogo non è forse casuale che l'ordinazione del duca segua così da vicino l'esecuzione riportata da Messisbugo. Si può ipotizzare che Alfonso, avendo ascoltato per la prima volta alla cena i traversi e avendoli apprezzati, abbia deciso di acquistarne un consort completo («una cassa o sia coppia»). La novità dello strumento è sottolineata dalla specificazione fatta riguardo alla tecnica d'insufflazione laterale, contrapposta a quella dei «nostri» flauti, che dimostra come i flauti diritti fossero d'uso comune in Italia ben prima dei traversi.
Il primo trattato che parla diffusamente del traverso e del modo di suonarlo è il Musica instrumentalis deudsch (1529) di Martin Agricola. L'autore chiama il traverso Schweitzerpfeiff o Querpfeiff, non curandosi di specificare se sta parlando del tipo militare o di quello da camera: probabilmente ancora non si era creata una netta differenziazione tra i due modelli.
Agricola presenta lo strumento nelle solite tre taglie di soprano, tenore e basso, distanziate tra loro di una quinta. Nella prima edizione del trattato (1529) sono riportate le seguenti note fondamentali:
Queste intonazioni sono assolutamente improbabili, perché ne conseguirebbero strumenti (specialmente il basso) di dimensioni enormi: infatti le note fornite da Agricola nelle tavole delle posizioni di ogni strumento vanno spesso intese in senso relativo e non interpretate necessariamente alla lettera.
Nell'ultima edizione (1545) vengono fornite due tavole di posizioni per il traverso: una è chiamata «regolare» e l'altra «irregolare».
| regolare | irregolare | |
| Discantus | La1 | Re2 |
| Altus - Tenor | Re1 | Sol1 |
| Bassus | Sol | Do1 |
Anche in questo caso ci troviamo di fronte a note puramente indicative. Il confronto con i trattati successivi porta a dedurre che i traversi descritti da Agricola erano tagliati nelle seguenti intonazioni:
Il traverso e il fiffaro militare, dal quale probabilmente il primo deriva, continuarono a coesistere per tutto il XVI e il XVII sec., visto che i trattatisti si sentono in dovere di specificare che il flauto militare è uno strumento ben distinto dal traverso vero e proprio. A questo proposito Praetorius (1619) dice chiaramente:
[Oltre al flauto traverso] abbiamo anche lo Schweitzerpfeiff [= flauto svizzero], detto anche Feldtpfeiff [= flauto da campo] che ha le sue proprie posizioni e non deve essere confuso con il traverso, ed è suonato solo dalle bande militari.
Mersenne (1636) ci dà qualche informazione sulle differenze timbriche tra questi due strumenti:
il fifre non differisce dal flauto tedesco se non che suona più forte e il suo timbro è di molto più vivo e squillante.
Riguardo al materiale di costruzione, Mersenne ci informa che il traverso poteva essere fatto di legno di susino, di ciliegio o di altro albero, purché risultasse di bell'aspetto di modo che la bellezza si accompagnasse alla bontà dello strumento. Oltre che di legno, aggiunge, il flauto poteva essere fatto di cristallo, di vetro o di ebano (che è tuttavia un legno).
La caratteristica fondamentale che distingue i flauti traversi da quelli diritti è la grande estensione propria dei traversi. Agricola, nella prima edizione del suo trattato, assegna un'estensione di ben tre ottave a ogni singola taglia. Questa è un'estensione enorme, se paragonata all'ottava più una sesta dei flauti dolci. Oltre a fornire le posizioni delle singole note, Agricola spiega che a mano a mano che si va verso l'acuto il fiato deve progressivamente aumentare di velocità: nella prima ottava bisogna soffiare con vento medio (mediocri), nella seconda veloce (veloci), nelle successive quattro note ancora più veloce (velociori) e nelle ultime tre velocissimo (velocissimo). Questa accelerazione del fiato si ottiene, in pratica, stringendo a poco a poco le labbra: una tecnica che i moderni flautisti conoscono bene.
In teoria le tre ottave sono ottenibili sul traverso rinascimentale, ma gli ultimi suoni sono così forti e laceranti da mettere a dura prova l'incolumità dei timpani del suonatore e degli astanti. Infatti nell'ultima edizione del Musica instrumentalis deudsch (1545) Agricola ridimensiona l'estensione dello strumento, limitandola a 19 voci (due ottave più una quinta); anche questo è ottimistico, come fa notare Jambe de Fer (1556):
Il flauto tedesco contiene 15 o 16 note naturali e non troppo forzate, ma il soprano arriva a 19, che sono molto crude e rudi per la forza dell'aria che è necessaria, e per questo motivo sono poco utilizzate, soprattutto le ultime due, che sono sol e la. L'esperienza ve ne renderà più certi.
Dunque per il francese il flauto più acuto (dessus) era il traverso in re, quello che Agricola chiama alto-tenore. Parlando della seconda taglia da lui menzionata, il basso, Jambe de Fer gli attribuisce un'estensione di sole due ottave, da Sol1 a Sol3, dandogli però l'onore di una tavola delle posizioni che non fornisce invece per il soprano.
Circa sessant'anni dopo, Praetorius si dilunga particolarmente sul tenore in re, che nel XVII sec. stava assumendo un ruolo preminente rispetto alle altre taglie: nel Syntagma musicum ne suddivide l'estensione in 15 voci reali (da Re3 a Re5) e altre 4 note in falsetto, analogamente al cornetto.
| Estensione dei flauti traversi secondo Praetorius | |||
| 1. | Basso | ![]() |
la nota più acuta è stata desunta da Jambe de Fer |
| 2. | Tenore | ![]() |
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| 3. | Soprano | ![]() |
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Il Dolcimelo di Virgiliano, che è probabilmente contemporaneo di Praetorius, fornisce una tavola delle posizioni per il flauto in re, dandogli la stessa estensione. In questo trattato manoscritto sono contenute anche dodici «Ricercate» per strumento solo. Alcune di queste, come abbiamo visto precedentemente, sono dedicate espressamente al flauto diritto in sol; altre portano l'indicazione «Ricercata per traversa, violino, cornetto, ed altri instrumenti». Queste composizioni monodiche, che vanno intese come studi strumentali elaborati su temi noti, toccano al massimo l'estensione Re3 - Mi5, perfettamente adatta al traverso tenore. Il fatto che anche le ricercate espressamente concepite per flauto diritto portino in alcuni casi l'indicazione alternativa della traversa, fa supporre l'utilizzazione di un flauto traverso basso in sol, o più semplicemente che il brano venisse trasportato dall'esecutore a un'altezza conveniente al traverso tenore.
Ancora più tardi, già in periodo barocco, l'opera di Jacob van Eyck Der Fluyten Lust-hof (1646) contiene una xilografia di flauto traverso di forma apparentemente cilindrica e in un solo pezzo. Questo flauto è intonato in Sol2 (Sol3 altezza reale) e anche a esso viene attribuita l'estensione di due ottave e una quinta.
Il flauto traverso, come il flauto diritto, produce suoni un'ottava sopra a ciò che legge: è infatti uno strumento a 4 piedi. Anche questo contribuì all'affermazione della taglia tenore in re, della quale Praetorius dice che era «usato come soprano» (ovviamente in gruppi strumentali a 8 piedi) e che si evolverà nel moderno traverso di metallo.
Il traverso già nel Rinascimento era in grado di produrre i piano e i forte senza eccessivi problemi d'intonazione, cosa impossibile sul flauto dolce, specialmente se di tipo rinascimentale. Alla lunga questa capacità del traverso divenne decisiva, ed esso ottenne la completa supremazia sul flauto diritto nella seconda metà del secolo XVIII.
Come abbiamo già visto, le varie taglie di flauto traverso erano accordate un tono più in alto delle relative misure di flauti diritti, ma solo apparentemente, perché a questo strumento manca il settimo foro per il mignolo che gli permetterebbe di produrre la stessa nota base dei flauti dolci. In pratica la successione delle posizioni sui due strumenti è molto simile.
Spesso venivano costruiti dei traversi tagliati su altre note, facilmente un tono sotto, che venivano usati come strumenti traspositori; cioè l'esecutore leggeva per comodità nelle intonazioni tradizionali, mentre lo strumento produceva i suoni di altre scale. Per esempio all'Accademia Filarmonica di Verona sono conservati sei traversi tenori e cinque bassi:14 quattro tenori hanno come nota fondamentale Do3 e quattro bassi Fa2, tutti con diapason di 450 Hz ca. Un altro tenore e un altro basso sono addirittura un tono sotto i precedenti; entrambi questi strumenti sono marcati RAFI e provengono da Lione.
Presumibilmente sono anch'essi strumenti in do e in fa, ma con un diapason di 410 Hz. Probabilmente nel Rinascimento venivano usati flauti in tutte le possibili intonazioni, perché sui traversi non è molto agevole intonare i giusti intervalli e molte note alterate sono difficilmente aggiustabili. Si può supporre quindi che il suonatore scegliesse caso per caso quale misura di flauto utilizzare a seconda della tonalità del brano: questo potrebbe spiegare anche l'enorme numero di flauti traversi registrato negli inventari delle corti rinascimentali.15
| Inventario | Traversi | Flauti dolci | Cornetti | Viole |
| Enrico VIII di Inghilterra (1547) | 74 | 74 | 21 | 26 |
| Maria d'Ungheria (Fiandre 1555) | più di 50 | 10 ca. | 50 | 20 |
| Corte di Stoccarda (1589) | 220 | 48 | 113 | 39 |
| Filippo II di Spagna (1598) | 54 | 13 | 29 | 23 |
Bisogna inoltre aggiungere che i flauti diritti erano disponibili in almeno sette taglie distanziate tra loro di una quinta o una quarta e che quindi erano suonabili in grandi gruppi omogenei, mentre la famiglia del traverso non disponeva che di tre taglie, a causa degli insormontabili problemi fisici insiti nella natura dello strumento. Infatti rimpicciolendo ulteriormente il flauto il suono diventa stridulo e troppo penetrante; ingrandendolo oltre il basso in fa la distanza che si crea tra i fori è troppo grande. Il già citato traverso basso di RAFI conservato all'Accademia Filarmonica di Verona, per esempio, è lungo ben 111,4 cm ed è praticamente impossibile per una mano di dimensioni normali coprirne i fori con le dita.16 Sempre a Verona, alla Biblioteca Capitolare, sono conservati due bassi che misurano rispettivamente 90,2 e 92,3 cm.17
Tutti questi strumenti di grandi dimensioni sono costruiti in due pezzi, come è evidente anche nella IX tavola della Sciagraphia (1620).
L'incapacità della famiglia dei traversi di estendersi nel grave è sottolineata in questo passo di Mersenne:
poiché non si possono fare dei (traversi) bassi tanto lunghi da discendere molto nel grave, si usa il trombone o il serpentone o qualunque altro basso per sostituirli, poiché se il traverso basso fosse abbastanza lungo per eseguire certe parti, le mani non potrebbero estendersi fino all'ultimo foro.
Le evidenti difficoltà di usare i traversi in gruppi omogenei portarono nel corso del tardo Rinascimento all'utilizzazione di un singolo flauto in gruppi strumentali misti. Tipico in questo senso è il broken consort inglese, codificato dal musicista Thomas Morley nella sua raccolta First Book of Consort Lessons (1599).18 Il broken consort era costituito da una viola da gamba soprano o da un violino, flauto, viola bassa, liuto, citara e bandora. Praetorius, parlando di questa formazione, afferma che il flauto poteva essere sia diritto che traverso. A questo proposito Munrow fa notare che nel quadro delle nozze di Sir Henry Unton, datato 1596 ca., appare un broken consort in cui la parte del flauto è sostenuta da un traverso.
L'ambiguità tra flauto diritto e traverso è comunque più antica; infatti spesso i due strumenti erano citati insieme nelle indicazioni strumentali. Uno degli esempi più antichi è nella prefazione del Liederbuch pubblicato dal tedesco Arnt von Aich nel 1519 ca.:
In questo libretto sono contenute 75 canzoni per soprano, alto, basso e tenore. Piacevoli da cantare ed alcune anche suonabili su flauti diritti [fleiten], traversi [schwegelen] e altri strumenti musicali.
L'editore parigino Pierre Attaignant pubblicò nell'aprile del 1533 due raccolte di canzoni vocali alla francese. Nella prefazione di entrambe le edizioni consiglia di suonarne alcune con i flauti traversi (segnate nell'indice con la lettera «a») e altre con i flauti diritti (segnate con una «b»). I brani marcati «ab» potevano essere eseguiti indifferentemente con entrambi i modelli di flauto.19
In Italia, nel Vespro della Beata Vergine, pubblicato da Monteverdi nel 1610, compare per poche battute l'indicazione «due fiffari», seguita subito dopo da «due flauti»; ricordiamo inoltre che con il termine flauto si intendeva sempre il flauto dolce, mentre il traverso era detto appunto fiffaro, traversa o flauto alla alemanna.
Ancora più tardi, nella prefazione del già citato Der Fluyten Lust-hof (1646), sono indicati sia il traverso in Sol3 che il flauto dolce soprano in Do4 come destinatari dell'opera, che è una raccolta di variazioni virtuosistiche su temi molto noti del periodo.
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11. Cfr. Marcuse (1975), p. 567. [torna al testo]
12. Estratti in Gallico (1978), pp. 110-17. [torna al testo]
13. Valdrighi (1883), p. 462. [torna al testo]
14. Weber (1975), pp. 8 sg. [torna al testo]
15. Baines (1951), p. 35. [torna al testo]
16. Weber (1982), p. 46. [torna al testo]
17. Puglisi (1979), p. 26. [torna al testo]
18. Cfr. Munrow (1976), p. 53. [torna al testo]
19. Cfr. Wright (1965b), p. 265. [torna al testo]